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Il governo ha impugnato la legge della Regione Sicilia n. 23 del 5 giugno 2025, intitolata “Norme in materia di sanità”, perché alcune sue disposizioni supererebbero le competenze regionali e sarebbero in contrasto con la normativa nazionale. Ora bisogna capire come si esprimerà la Corte costituzionale su questa impugnazione.

In particolare, secondo quanto riportato nel comunicato stampa, il consiglio dei ministri sostiene che la legge siciliana violerebbe l’articolo 117 della Costituzione, che disciplina la materia della tutela della salute, e diversi principi fondamentali tra cui quelli di uguaglianza, diritto di obiezione di coscienza, parità di accesso agli uffici pubblici e regole sui pubblici concorsi.

Al centro della controversia c’è la norma regionale che obbliga gli ospedali pubblici siciliani ad assumere medici non obiettori di coscienza. Questa legge era stata adottata a maggio per far fronte a un problema concreto: la Sicilia registra oltre l’80% di ginecologi obiettori, una percentuale tra le più alte in Italia, che rende difficile l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza nelle strutture pubbliche, costringendo molte donne a spostarsi altrove.

La legge regionale, che al momento è ancora in vigore almeno a livello ufficiale, prevede l’istituzione di aree dedicate all'interruzione volontaria di gravidanza nei reparti di ginecologia, composte da personale non obiettore, e una clausola risolutiva per chi si dichiara obiettore dopo l’assunzione.

Il governo (in particolare i rappresentanti di Fratelli d’Italia) ha definito queste disposizioni incostituzionali e strumentali, sostenendo che il diritto all’obiezione di coscienza è tutelato come espressione della libertà personale e che la legge 194/78 già garantisce l’attuazione del diritto all’aborto, anche in Sicilia.

Finché non si scioglierà il nodo della costituzionalità, la legge siciliana resta ufficialmente in vigore, ma la sua effettiva applicazione potrebbe subire rallentamenti o contestazioni.

#aborto #sanità #diritti #sicilia #governo

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sanità, diritti, sicilia, governo, aborto

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