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La #crisienergetica globale è arrivata nel Sud Est asiatico con una velocità che pochi governi sembravano pronti ad affrontare. La chiusura dello Stretto di #Hormuz, snodo da cui passa gran parte del petrolio mondiale, ha interrotto una delle principali arterie dell’economia globale, lasciando Paesi lontani migliaia di chilometri senza rifornimenti sufficienti.

In una regione da circa 700 milioni di persone, fortemente dipendente dalle importazioni di energia, gli effetti si sono fatti sentire subito. Le Filippine hanno introdotto la settimana lavorativa di quattro giorni, Vietnam e Thailandia stanno spingendo sul lavoro da remoto e sulla riduzione degli spostamenti, mentre in Myanmar sono stati imposti limiti alla circolazione dei veicoli. 

Molti di questi Paesi importano tra il 60 e il 95% del petrolio che consumano. Anche economie con produzione interna, come l’Indonesia, dipendono comunque dai mercati esteri. Quando il flusso si interrompe, le alternative sono poche, più costose e spesso incompatibili con le raffinerie locali.

Le riserve energetiche raccontano bene la fragilità della situazione. Vietnam e Indonesia hanno scorte che coprono circa tre settimane, le Filippine poco più di un mese, mentre Thailandia e Singapore arrivano a qualche settimana in più. Numeri molto inferiori rispetto ai Paesi del Nord Est asiatico, dove le riserve coprono diversi mesi di consumi.

Nel frattempo i governi cercano di contenere l’impatto con tetti ai prezzi, tagli alle accise e fondi pubblici. Ma la pressione si sta già trasferendo sull’economia reale. Le compagnie petrolchimiche stanno fermando gli impianti per mancanza di materie prime, alcuni Paesi hanno limitato le esportazioni di carburante e le catene di approvvigionamento regionali iniziano a mostrare crepe.

Gli effetti si vedono anche nella vita quotidiana. Code ai distributori, voli cancellati per carenza di carburante, turismo in calo e lavoratori costretti a guadagnare meno in un contesto di prezzi in aumento. In Paesi dove una parte significativa della popolazione vive già in condizioni precarie, l’aumento del costo dell’energia rischia di trasformarsi rapidamente in una crisi sociale.

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crisienergetica, hormuz

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