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L’Italia è nel pieno della quarta ondata di calore del 2026. La prima si è verificata a fine maggio, ancor prima dell’inizio dell’estate meteorologica, mentre le settimane successive sono state un’alternanza tra brevi parentesi fresche e lunghe giornate con temperature superiori alle medie del periodo. Quella del 2026 potrebbe diventare una delle estati più calde da quando si effettuano le rilevazioni.

Basti pensare che il 3 e il 4 agosto il Ministero della Salute ha previsto il “bollino rosso”, cioè il livello massimo di allerta per il caldo, in 25 delle 27 città italiane monitorate: un record negativo. L’ondata di calore potrebbe attenuarsi tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima, ma non ci sono certezze.

Il mix tra temperature estreme e carenza di precipitazioni sta avendo impatti profondissimi sul nostro territorio, da Nord a Sud. Uno dei fenomeni più visibili è la siccità nel bacino del fiume Po, dove il livello di severità idrica è passato da “medio” ad “alto”. Circa 100 Comuni tra Lombardia e Piemonte stanno già avendo problemi di disponibilità d’acqua e stanno facendo ricorso ad autobotti e autocisterne per rifornire gli acquedotti.

Il tema dell’acqua torna anche con la crisi dei ghiacciai, con lo zero termico costantemente sopra i 4.500 metri sul livello del mare. Tra i più colpiti c’è la Marmolada, che sta progressivamente scomparendo, ma non è l’unico in difficoltà. In cima al monte Bianco (4.805 metri), spiega Legambiente, il 24 giugno la temperatura media oraria ha raggiunto circa +2°C rispetto alla norma.

Al Centro-Sud, oltre alle temperature sopra la media, resta il problema degli incendi. Secondo le analisi dell’ISPRA, il 73% della superficie percorsa dalle fiamme nel 2026 ha riguardato il Sud e le Isole, soprattutto Sicilia (510 km²), Calabria (78 km²) e Puglia (48 km²). È una delle stagioni degli incendi peggiori nella storia recente per l’Italia. 

Spesso gli incendi sono di natura dolosa, ma la vegetazione secca e il terreno arido, conseguenze di un periodo prolungato di caldo e scarse precipitazioni, creano le condizioni affinché le fiamme si propaghino rapidamente.

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