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Secondo il Rapporto della Società geografica italiana “Paesaggi sommersi” rischiamo di perdere circa il 20% delle proprie spiagge al 2050 ed il 40% entro il 2100. 

Questo è un trend globale: il recente rapporto dell’ONU sugli oceani ci racconta che il livello del mare è passato da 2 mm all’anno prima del 2015, a 4,3 mm all’anno nel 2023. Non solo: il 16% dell’aumento della temperatura globale degli oceani dal 1955 si è verificato dopo il 2018.

Secondo gli esperti ISPRA, le spiagge italiane stanno perdendo sabbia per diverse ragioni. Prima di tutto i fiumi non portano più sabbia al mare come un tempo. La sabbia dei fiumi, infatti, oggi viene estratta per produrre cemento da costruzione, e quindi non raggiunge più la costa. La seconda ragione è che le opere portuali e di difesa costiera bloccano il trasporto naturale. La sabbia che un tempo veniva spostata dalle mareggiate e dalle correnti lungo la riva ora si blocca contro porti e strutture rigide, e non riesce più a raggiungere le zone che riforniva. Infine, abbiamo edificato sulle dune. Le dune costiere funzionano come una riserva naturale di sabbia: durante le grandi mareggiate invernali si erodono, distribuendo sabbia sulla spiaggia e mantenendone la superficie. Nei mesi successivi si ricostituiscono lentamente. Dove le dune sono state distrutte per costruire, però, questo meccanismo di compensazione non esiste più.

Sempre secondo i dati dell’Istituto aggiornati al 2020, su 644 comuni costieri italiani, 54 hanno già perso più della metà del proprio tratto di costa a causa dell’erosione. 
Non mancano, però, dei segnali positivi: 16 comuni mostrano tratti costieri in avanzamento per oltre l’80% della loro estensione. I dati ci confermano che tra il 2006 e il 2020 ben 1.899 km di spiagge hanno subito cambiamenti significativi, con 965 km di spiagge che risultano in avanzamento e 934 km in erosione.
Le soluzioni ci sono e le conosciamo. 

#mare #spiaggia

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