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Uno dei luoghi comuni che ritorna ogni estate è che l’Italia tragga grandi fortune dal settore del turismo.

Secondo i dati Istat, dal 2015 ad oggi, i prezzi del settore dei servizi di alloggio e ristorazione sono aumentati del 31%, mentre le retribuzioni di chi ci lavora sono cresciute solo dell’11%. Senza considerare che il 70% dei lavoratori del settore hanno contratti stagionali e precari. Facendo un confronto rispetto al 2012, i prezzi sono aumentati del 60%, mentre le retribuzioni sono rimaste pressoché ferme.

Questi numeri ci dicono che nel tempo il turismo ha prodotto ricchezza, ma non per chi ci lavora. Il motivo degli stipendi bassi in questo settore è il forte potere contrattuale di chi vi opera, che è legato alla scarsa concorrenza.

Poca concorrenza significa anche prezzi più alti per i consumatori, che si trovano ad accettare di pagare prezzi alti per la scarsa presenza di alternative.
In questo contesto si inserisce il dibattito sul rinnovo delle concessioni balneari in atto in questi mesi.

Tale direttiva, in vigore dal 2006, impone agli Stati membri di mettere a gara beni pubblici da dare in concessione, laddove per quel bene sussista una “scarsità”, concetto che, secondo chi si oppone alla direttiva, non si può applicare alle coste italiane.
La scarsa concorrenza rende questo settore poco produttivo. Infatti, il turismo è ben lontano dall’essere l’oro dell’Italia. Al contrario è uno dei settori meno produttivi di tutto il sistema economico.

#turismo #stipendi

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