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Da venerdì scorso è ufficiale: la sugar tax non entrerà in vigore nemmeno nel 2025. Il Consiglio dei ministri ha deciso di rinviare l’imposta al 1° gennaio 2026, per l’ottava volta dal 2020, quando fu introdotta dal secondo governo Conte. Doveva servire a ridurre il consumo eccessivo di zuccheri, in linea con misure simili adottate in altri Paesi (come Regno Unito, Francia, Spagna, Messico).
La tassa si applica a produttori e importatori di bibite zuccherate: 10 euro per ettolitro (ossia 10 centesimi a bottiglia da 1 litro) per le bevande già pronte, e 25 centesimi al kg per i prodotti da diluire. Parliamo di cola, aranciate, tè freddi, succhi e soft drink.
Chi si oppone, come Forza Italia, parla di una mossa inutile e dannosa per famiglie e imprese, e promette di battersi per l’abolizione definitiva. Ma cancellare la sugar tax non è semplice: lo Stato stima un gettito potenziale di 300 milioni di euro l’anno. Rinunciarvi del t...
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