L’Italia figura tra i Paesi europei più esposti agli effetti di una crisi energetica, come evidenziato dal Financial Times. Secondo l’analisi di Oxford Economics, un prolungamento delle tensioni in Medio Oriente potrebbe spingere l’inflazione italiana oltre il 3% entro fine 2026, partendo dall’attuale 1,8% e tornando ai livelli del 2022. Tale vulnerabilità deriva dalla dipendenza strutturale (74,8% del fabbisogno) del nostro Paese per quanto riguarda le importazioni energetiche, posizionandoci con il tasso più elevato tra i principali Paesi UE come Germania, Spagna e Francia, e da un utilizzo altissimo del gas naturale per coprire elettricità e riscaldamento.
A differenza della Francia, sostenuta dal nucleare, o della Germania, con un mix più diversificato tra carbone, eolico e rinnovabili, l’Italia trasmette direttamente agli utenti finali ogni variazione dei prezzi del gas, saliti del 60% in Europa a seguito dell’attacco USA-Israele contro l’Iran. Il petrolio ha registrato un +30% i...
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