Quando ero piccolo, gli altri bambini mi chiamavano fr*cio e ri*chione. Mi dicevano che non dovevo giocare con le Barbie, perché erano “da femmina”.
Ma io non lo sapevo ancora.
Non sapevo che un giorno avrei dato vita ai miei sogni e sarei diventata una donna libera, fiera e innamorata della vita.
Le bambole erano il mio mondo: le vestivo, le pettinavo, le truccavo, e ogni volta mi sembrava di respirare un po’ di magia. Facevo vivere loro la vita che avrei voluto, e che oggi mi sono regalata.
Quelle bambole sono state la mia salvezza, nonché uno dei ricordi più felici e gioiosi della mia infanzia.
Qualcosa che porto con me con amore, e che amo ancora oggi.
In quel gioco c’era già il seme della mia creatività, della mia sensibilità, del mio sguardo estetico.
C’era già la professionista che sono diventata, la consulente di immagine che si avvicina alle sue clienti con lo stesso amore, la stessa cura e la stessa dedizione con cui da bambino preparavo le mie bambole.
Quel mondo fatt...
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