Sono sempre stata una persona introversa.
Diciamo che essere un bambino gay nell’Italia degli anni ‘90 non mi ha aiutata molto.
Con “i maschi” non mi trovavo, odiavo giocare a pallone, e volevo stare sempre con “le femmine” e giocare ad essere Sailor Moon.
Venivo spesso deriso o isolato, col risultato che ho passato gran parte della mia infanzia e adolescenza chiuso in camera a leggere, a disegnare e ad ascoltare la musica.
Inventavo mondi fantastici in cui potevo trasformarmi come le protagoniste dei miei cartoni preferiti con una semplice penna, o dove anche io potevo vivere i primi amori, i primi baci, potermi dichiarare al ragazzo della classe affianco senza dover aver paura di essere umiliato o, peggio ancora, picchi4t0.
Non mi sono mai sentita parte di nessun gruppo: non facevo parte dei “maschi”, ma nemmeno delle “femmine”, e sia i bambini che gli adulti mi guardavano male quando me ne stavo seduto invece di giocare a calcio, o quando chiedevo le Barbie per il mio complean...
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