“Bisogna perdersi per ritrovarsi”.
È quello che ho scritto sul diario di una mia amica, quando eravamo di ritorno dal Brasile.
Ed io in Cina mi sono persa.
Letteralmente. Ma anche figuratamente.
Mi sono persa tra le mura di Xi’an, una sera che ero stanca, e triste, e arrabbiata, ma quella sera ho deciso di prendere uno sgangherato risciò colorato per scarrozzarmi in giro per la città, ed è stata una delle cose più belle e divertenti di questo viaggio.
In Cina ho anche perso la testa forse, e un po’ di lucidità. Dopo un anno pesante, ho deciso di abbassare le difese e di godermi ogni piccolo momento a mille.
Ho fatto una scorpacciata di risate, facce, sorrisi, abbracci, baci. Di colori, profumi e sapori nuovi. Di canzoni cantate a squarciagola e sguardi persi e sognanti fuori dal finestrino.
Mi sono riempita gli occhi di foreste e fiumi e barche dei pescatori, di lanterne rosse e vestiti di seta.
Mi sono mangiata tutta la vita che c’era - anzi - l’ho divorata, come se fossi a digi...
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