Com'è bello quando scrivo un libro e un personaggio oltre a essere me è anche mio padre. Avviene una sorta di fusione e in questo modo capisco meglio l'uomo che è stato.
Sento meno il pungolo di qualcosa su cui avrei da ridire in merito a come è andata la nostra vita e rimangono soltanto le cose buone.
È come passeggiare ancora una volta lungo i viali alberati: lui con le mani dietro la schiena e io dandogli il braccetto.
Forse il romanzo «Camminando tra i fiori scalzi» è uno di quelli in cui mi sono sentito più vicino a lui, in cui l'ho capito meglio.
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