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I Vichinghi non mangiavano solo carne e idromele. Per sopravvivere agli inverni del Nord dovevano inventarsi cibi estremi, fermentati, calorici e spesso disgustosi per chiunque non fosse nato lì. Lo Skyr fermentato diventava una riserva di proteine che poteva durare settimane. Il pane di corteccia veniva fatto mescolando segale, sangue animale e corteccia di pino. Non era buono. Era sopravvivenza. Dopo ogni macellazione non si buttava via nulla. Polmoni, stomaco e sangue finivano nello Slátur, una salsiccia nera ipercalorica fondamentale contro il gelo. Le aringhe venivano seppellite sotto terra per mesi. L’odore era terribile. Ma quel processo permetteva di conservarle per tutto l’inverno. E poi c’erano i berserker. Secondo alcune teorie, bevevano idromele mescolato con Amanita muscaria prima delle battaglie. Tremori, rabbia incontrollata e furia cieca potrebbero essere stati effetti del fungo allucinogeno. La testa di pecora bollita veniva servita intera. Occhi compresi. E l...
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