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Una città intera si fermò in un giorno solo. E il tempo l'ha conservata così per quasi duemila anni. Pompei, nel 79 d.C., era una fiorente cittadina romana di circa ventimila abitanti, con terme, teatri e ville affrescate. Ai suoi piedi il Vesuvio era considerato una montagna qualunque: nessuno lo riteneva un vulcano attivo. Poi, in poche ore, tutto cambiò. Il Vesuvio esplose, scagliando in cielo una colonna di gas, cenere e pomice alta decine di km. A raccontarcelo è un testimone diretto, Plinio il Giovane, che da Miseno la vide e la descrisse come un immenso pino. Suo zio, Plinio il Vecchio, salpò per soccorrere la popolazione e morì nel tentativo. Per ore piovvero lapilli e cenere: i tetti crollavano, l'aria diventava irrespirabile, il cielo si oscurava. Plinio scrisse di aver sentito, nel buio, urla di donne e bambini, e che molti credevano fosse l'ultima notte del mondo. All'alba le ondate piroclastiche — gas e cenere a centinaia di gradi — travolsero la città e la vicina Ercol...

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