Luglio 1610. Caravaggio ha 38 anni. È un fuggiasco condannato a morte: quattro anni prima ha ucciso Ranuccio Tomassoni in una rissa a Campo Marzio e da allora vive da latitante tra Napoli, Malta, la Sicilia. Il Papa Paolo V lo vuole morto, ma il cardinale Scipione Borghese — suo nipote, collezionista ossessionato dai dipinti del Merisi — sta trattando in silenzio una grazia. Servono solo tre quadri, da consegnare a Roma come prezzo del perdono.
Caravaggio si imbarca a Napoli su una feluca. A Palo, una piccola fortezza papale sul litorale laziale, le guardie del forte non riconoscono i suoi salvacondotti e lo trattengono per giorni. Quando esce, la nave è già ripartita con tutto a bordo: le tre tele, il denaro, il futuro. Lui non aspetta. Si mette a correre lungo la spiaggia rovente sotto il sole di luglio. Arriva stremato a Porto Ercole. Muore poco dopo, nell'ospedale di Santa Maria Ausiliatrice, in totale solitudine.
Per quattro secoli il mistero. Malaria? Avvelenamento da piombo de...
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