Se volessi trovare qualcosa di sincero nella vita, a che altezza del mondo dovrei mettere il mio sguardo? Oggi che tutto ha un nome, il vento può ancora raccontare i silenzi che ha incontrato? All'angolo di quella strada c'è ancora l'odore di quella donna che ieri cantava? Ho sognato mia nonna che tornava nella sua isola di nascita per morire, poi ti ho trovato, ti ho chiamato ed eri qui nel letto con me: il maestro Kore'eda inizia così il suo primo di finzione, Maborosi, e prosegue così il suo cinema: restando nei luoghi, nei volti e negli incontri della vita, senza risolverli, senza definirli. Semplicemente, ci mette lì, alla giusta altezza dello sguardo per stare con loro, sentendo semplicemente quello che sono, quando tristi, quando allegri, quando fragili. La vita non si descrive, si mostra: l'eccezionale sta nel sapere dove nasconderci quando la spiamo. Imparare a guardare togliendosi dallo sguardo, lasciando le emozioni libere di muoversi senza dare spiegazioni a nessuno. I prim...
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